Riccardo Paternò Castello, le opere di Mystic in mostra a Pozzallo alla galleria SACCA | INFO EVENTO

MYSTIC, la personale di Riccardo Paternò Castello (Catania 1980, vive e lavora a Milano), sarà inaugurata a Pozzallo Domenica 8 maggio alle ore 18 alla Galleria SACCA.

La mostra, a cura e con un testo di Giovanni Scucces, focalizza l’attenzione sulle opere più recenti, realizzate fra il 2020 e il 2022, in particolare quelle tratte dalle serie “Pitture nere” e “Tabula rasa”.

Due corpus molto diversi fra di loro, sia esteticamente che tecnicamente. Infatti, il primo è il risultato di operazioni eseguite con solventi su supporti in tessuto nero, sbiancati in modo da plasmare diffondendo luce e intervenendo, poi, con dei pigmenti di colore. Egli agisce su una superficie monocroma, decolorandola con bagni e colpi di pennello. E come fosse uno scalpellino, ciò che viene rimosso non può più essere aggiunto, corretto.

Le opere dell’altra serie, invece, sono frutto di un lavoro basato su un disegno che fuoriesce in maniera delicata e appena percettibile dal fondo bianco della tela. Con l’uso di grafite e/o carboncino traccia un disegno labile concentrandosi sugli aspetti principali dell’opera originaria. Poi, come a negare il suo operato, interviene con la gomma e l’acrilico bianco a sfumare, purificare, dissolvere, dando un’aurea di misticità, una sensazione di trasognato che ben si adatta alle rappresentazioni a carattere sacrale qui presentate.

Il fil rouge fra i vari lavori è dato dal legame che l’autore intrattiene con alcune opere e artisti del passato; non un confronto su base tecnica, che risulterebbe poco utile e sterile, ma sulla costruzione formale della composizione.

 

 

Le opere di riferimento da cui scaturiscono i suoi lavori sono tratte principalmente dal repertorio rinascimentale e barocco. Le scene vengono distillate di tutti gli “orpelli”, dei significati reconditi e portati all’essenza della rappresentazione. I personaggi, talvolta, perdono le loro caratteristiche fisionomiche pur mantenendo una propria riconoscibilità data dalla posizione o dalla postura assunta.

I suoi lavori sembrano avere anche un legame recondito con gli affreschi. Le Pitture nere ricordano infatti delle pitture murali erose dallo scorrere dei secoli, seppur prive della stratificazione di stucchi e colori; mentre le Tabula rasa hanno il sapore di uno spolvero intaccato dal tempo su un intonaco bianco. Anche in questo caso, lo spolvero aveva un legame diretto con l’affresco, dato che veniva utilizzato come disegno preparatorio per la sua realizzazione.

Pertanto, attraverso un modus operandi sperimentale, antitetico e contemporaneo, si respirano secoli di storia. Sta a noi riconoscerli e immergerci nei loro meandri, alla scoperta di nuove possibili e più attuali letture.

La mostra potrà essere visitata fino al 30 giugno, dal martedì al sabato, secondo i consueti orari d’apertura o su appuntamento.

 

Per saperne di più:

SACCA gallery – Contenitore di sicilianità – Via Mazzini, 56 – Pozzallo (RG)

Titolo della mostra: MYSTIC – Riccardo Paternò Castello.

Inaugurazione: 8 maggio 2022 ore 18

Periodo: 8 maggio – 30 giugno 2022

A cura di Giovanni Scucces

Apertura al pubblico: dal mar. al sab. ore 16.30-19.30 / mar. e gio. anche di mattina ore 10-13. Domenica, lunedì e fuori orario su appuntamento.

 

Foto di apertura:

Riccardo Paternò Castello, Incredulità di San Tommaso e Annunciazione (da due quadri di Matthias Stomer) – dalla serie Pitture nere, solventi e polveri su tessuto, cm 135 x 155, 2020 [courtesy SACCA gallery e l’artista]

 

Testo critico di Giovanni Scucces

Riccardo Paternò Castello è un artista duttile capace di esprimersi in diverse maniere e con varie tecniche. Dalla ritrattistica fotografica di posa, su cui interviene pittoricamente in maniera appena percettibile, alla pittura; dal disegno alla creazione per detrazione attraverso l’uso di solventi. Quindi è un artista in grado di creare sia per aggiunta che per sottrazione. La mostra presentata alla galleria d’arte contemporanea SACCA focalizza l’attenzione sulle opere più recenti, realizzate fra il 2020 e il 2022, in particolare quelle tratte dalle serie “Pitture nere” e “Tabula rasa”. Due corpus molto diversi fra di loro, sia esteticamente che tecnicamente.

Riccardo Paternò Castello, Natività (da Piero della Francesca), acrilici, carboncino, terre e vernici spray su tela, cm 140 x 195, 2021 [courtesy SACCA gallery e l'artista]
Riccardo Paternò Castello, Natività (da Piero della Francesca), acrilici, carboncino, terre e vernici spray su tela, cm 140 x 195, 2021 [courtesy SACCA gallery e l’artista]

Infatti, il primo è il risultato di operazioni eseguite con solventi su supporti in tessuto nero, sbiancati in modo da plasmare diffondendo luce e intervenendo, poi, con dei pigmenti di colore. Il gesto deve essere deciso, non si può tornare indietro. L’errore greve non è ammesso, pena l’esistenza stessa dell’opera. Pur operando nella bidimensionalità, il modus operandi può essere accostato a quello di uno scultore.

Egli interviene su una superficie monocroma (nera), decolorandola con bagni e colpi di pennello. E come fosse uno scalpellino, ciò che viene rimosso non può più essere aggiunto, corretto. Le opere dell’altra serie, invece, sono frutto di un lavoro basato su un disegno che fuoriesce in maniera delicata e appena percettibile dal fondo bianco della tela. Con l’uso di grafite e/o carboncino traccia un disegno labile concentrandosi sugli aspetti principali dell’opera originaria. Poi, come a negare il suo operato, interviene con la gomma e l’acrilico bianco a sfumare, purificare, dissolvere, dando un’aurea di misticità, una sensazione di trasognato che ben si adatta alle rappresentazioni a carattere sacrale qui presentate. Il fil rouge fra i vari lavori è dato dal legame che l’autore intrattiene con alcune opere e artisti del passato; non un confronto su base tecnica, che risulterebbe poco utile e sterile, ma sulla costruzione formale della composizione. Le opere di riferimento da cui scaturiscono i suoi lavori sono tratte principalmente dal repertorio rinascimentale e barocco. È il caso di grandi classici dell’arte fra cui “L’Ultima Cena” da Valentin de Boulogne o la “Madonna dal collo lungo” dal Parmigianino. Le scene vengono distillate di tutti gli “orpelli”, dei significati reconditi e portati all’essenza della rappresentazione. I personaggi, talvolta, perdono le loro caratteristiche fisionomiche pur mantenendo una propria riconoscibilità data dalla posizione o dalla postura assunta.

 

Il celamento d’identità crea in chi guarda turbamento. Ma l’indefinitezza stuzzica l’interazione del fruitore, chiamato a porsi delle domande, a tirare fuori le proprie congetture.

È come se i personaggi acquisissero una maggiore profondità d’animo in cui chi guarda può fare introspezione. In alcuni casi l’artista si cimenta, altresì, nella fusione di due opere in una, come in “Incredulità di San Tommaso e Annunciazione” ispirata da due quadri di Matthias Stomer.

Questo espediente dona movimento, crea un cortocircuito destando curiosità allo spettatore che, inevitabilmente, è indotto a rintracciare e ricomporre le scene primigenie. Un’opera che funge da trait d’union fra le due serie può essere rintracciata nella “Natività” da Piero della Francesca. In questo lavoro, infatti, sono ravvisabili delle peculiarità di entrambe le serie, come le scene d’insieme e l’uso delle terre colorate (qua addirittura unite ai colori spray) tipiche della serie delle “Pitture nere” e l’uso del disegno e delle cancellature che contraddistinguono, invece, l’ultima serie “Tabula rasa”. Altre due opere con le quali l’artista pare abbia sentito l’esigenza di esplorare e porre a confronto ravvicinato le possibilità stilistiche di entrambe le tecniche sono le due versioni della “Madonna col Bambino Salvator mundi” da Pietro Novelli. Difatti, la prima è stata realizzata su telo nero con solventi e terre, mentre l’altra con grafite e acrilici. È interessante vedere l’effetto completamente diverso scaturito dalla rappresentazione di due medesimi soggetti, nonché fra le icone più emblematiche dell’intera storia cristiana. I suoi lavori sembrano avere anche un legame recondito con gli affreschi. Le Pitture nere ricordano infatti delle pitture murali erose dallo scorrere dei secoli, seppur prive della stratificazione di stucchi e colori; mentre le Tabula rasa hanno il sapore di uno spolvero intaccato dal tempo su un intonaco bianco. Anche in questo caso, lo spolvero aveva un legame diretto con l’affresco, dato che veniva utilizzato come disegno preparatorio per la sua realizzazione.

Pertanto, attraverso un modus operandi sperimentale, antitetico e contemporaneo, si respirano secoli di storia. Sta a noi riconoscerli e immergerci nei loro meandri, alla scoperta di nuove possibili e più attuali letture. 

 

Pagina Facebook evento:

https://www.facebook.com/events/1377554352687270

 

Dai social network:

 

Potrebbe anche interessarti:

 

 

 

 

LE PRODUZIONI DI PINXA IN LIVE STREAMING:

AgriStream Sicilia, Agricoltura Ambiente e Alimentazione LIVE su Pinxa

 

InFormAzione, guarda qui tutte le puntate della prima stagione

 

PINXA PRESENTE AGLI EVENTI INTERNAZIONALI:

 

Guarda tutti i video dalla Fruit Logistica 2022 di Berlino

 

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti su questa o altre storie scrivete a info@pinxa.it
Se invece volete aggiungere informazioni, potete scriverci via email su info@pinxa.it o attraverso la nostra pagina facebook (clicca qui)

 

Vedi le ultime news

 

Guarda se siamo in diretta:

 

Iscriviti al canale adesso: