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«Le ferite della pandemia esigono un rinnovato patto educativo, che impegni anche economia e politica a mettere al centro le relazioni e la dignità di tutti». In uno snodo storico particolarmente delicato come quello attuale, la Casa Don Puglisi di Modica elabora un documento a partire dal quale sollecitare un dibattito pubblico a livello delle istituzioni e degli operatori del terzo settore, «per proporre a livello comunitario di ripensare a cammini di rigenerazione che tengano conto della complessità del vissuto nella pandemia per ritrovare insieme la dimensione della Casa come senso di comune appartenenza in cui si conta sulla forza dell’affetto ma anche di decisioni responsabili».

«Pensando alla città come Casa comune nel respiro del mondo pensiamo importante la prospettiva della comunità educante come pienezza della comunità che cura e come alternativa all’indifferenza e al rancore sempre in agguato nei tempi difficili», scrive il direttore della Casa Maurilio Assenza: «Come Casa don Puglisi, come tutte le altre case, stiamo attraversando questo tempo di pandemia con apprensione, trepidazione, speranza. L’apprensione ogni volta per tante minacciose possibilità di contagio, la trepidazione per le ferite che una situazione così incerta genera nelle persone, la speranza che la prova tempri e non indurisca. In più, per noi, c’è l’impegno ad accompagnare cammini in cui si sommano tanti pesi e tante ferite della vita che ci chiamano a tanta cura e a tanti raccordi con servizi socio-sanitari e socio-educativi».

Da qui, l’elaborazione di un progetto specifico per la Casa e le sue attività rivolte alla città, nei prossimi mesi: «Vogliamo anzitutto – dice Maurilio Assenza – riproporre il tema dell’affetto, che nei trent’anni della Casa abbiamo ritrovato nell’icona della Casa di Betania. L’affetto a tutti i livelli: nel rapporto con Dio, come impariamo dalle grandi mistiche della storia di ieri e di oggi, dal femminile che sa intravedere nell’empatia non una strategia ma la verità della vita e la possibilità di relazioni in cui si intrecciano la capacità di ospitare l’altro e ritrovare noi stessi. In secondo luogo il tema delle relazioni lo pensiamo importante per l’educare e quindi siamo partecipi del cammino di formazione per insegnanti ed educatori promosso dalla Fondazione di comunità Val di Noto “Tornino i volti” e soprattutto continuiamo con il progetto “Ribes” a sperimentare itinerari di attenzione agli insuccessi scolastici cercando di lavorare su tutte le potenzialità dell’educare e sulla classe scolastica come pure su affiancamenti familiari nell’ottica di una reciprocità in cui anche chi è più fragile può dare qualcosa». Ma da qui, soprattutto, lo spunto per una riflessione collettiva: «Pensiamo – conclude – che anche economia e politica debbano ritrovare le dimensioni della Casa. Lo facciamo con i nostri segni di economia solidale e vorremmo aprire un dialogo con tutte le realtà vive e con le istituzioni della città per un rinnovato patto educativo che ci aiuti a sviluppare quel noi che cura, libera, guarisce e costruisce cammini di futuro per tutti e in modo particolare per i più deboli e per le nuove generazioni».

 

 

 

 

 

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