“Per capire la Sicilia bisogna guardarla in faccia”. Un bisogno che Simone Aprile ha assecondato a tal punto da dedicare a questo processo di comprensione un intero progetto fotografico. “Sicilians. La storia si ripete” diventa ora una mostra, che sarà inaugurata il prossimo 18 aprile alle ore 19 al Convento del Carmine di piazza Matteotti a Modica: in esposizione ci saranno oltre 30 grandi ritratti, che il fotografo ha scattato negli anni per trarre dai volti la traccia delle stratificazioni, di quelle dominazioni e di quelle invasioni che d’altra parte hanno generato memorie e culture. 

“Questo progetto è una riflessione sull’identità dei siciliani, un concetto che in un tale scenario di contaminazioni culturali e somatiche perde ogni criterio di classificazione, diventa inafferrabile e per questo affascinante”, osserva Isabella Colombo nel testo di presentazione che accompagna la mostra: “I ritratti dei siciliani qui in mostra, che a loro memoria sono siciliani da sempre e per questo motivo hanno un forte senso di appartenenza alla loro terra, mostrano in realtà, in ogni singolo tratto somatico, quante culture siano passate in Sicilia. Ogni volto, ogni ruga, ogni sorriso, ogni sfumatura non sono altro che la mappatura di un viaggio che dura da millenni. Questa consapevolezza è basilare per poter accogliere e accettare persone di culture e provenienze diverse dalla nostra. Come dimostra la seconda parte del progetto che riguarda i nuovi arrivi, le nuove famiglie di siciliani formate dall’unione con persone che per vari motivi sono immigrate nell’isola, chiudendo il cerchio di una storia di migrazioni che continua e si ripete”.

La storia si ripete, è per l’appunto il sottotitolo della mostra che esplicita l’intero senso del progetto: “La storia si ripete dimostra come l’identità siciliana si fonda più sul senso di appartenenza che su quello di origine. E il senso di appartenenza nasce dall’accoglienza. Un tema di forte attualità che rimette in moto il corso della storia e il significato stesso di identità. Senza un processo di accoglienza e appartenenza le origini finirebbero per influire ben poco sull’identità di queste persone.

Sullo sfondo di una carta da parati che ricorda gli interni delle case siciliane del Novecento, questi volti di uomini e donne, giovani e adulti, sono ritratti sullo stesso piano (fotografati con una maglietta nera, senza vestiti che ne caratterizzino lo stato sociale). I loro avi, da almeno quattro o cinque generazioni, appartengono ai territori delle antiche colonie greche, delle enclave arabe, vengono dalle coste invase dai saraceni e da quelle dove è fiorita la cultura normanna. Provengono cioè da ogni parte della Sicilia, per restituire un quadro completo e rivelare la potenza delle contaminazioni e il loro ruolo del definire il significato dell’identità”.

Simone Aprile, siracusano d’origine, dopo il diploma all’Istituto Riccardo Bauer e numerose esperienze milanesi, è tornato al Sud per fondare a Modica Lab House, uno studio-atelier d’avanguardia nell’ambito del quale ha già sviluppato numerosi progetti fotografici orientati alla narrazione culturale della Sicilia e dei suoi cambiamenti. Tra questi, ‘Nzuliddu, un progetto sette anni da cui sono state tratte una mostra e una pubblicazione e con cui ha vinto numerosi premi tra cui IPA (International photography award), Life Framer, Memorial Giacomelli, ed è stato selezionato per Slideluck Roma ed Amsterdam. Nel 2016 è entrato a far parte di LUZphoto Agency ed è stato selezionato da La Lettura del Corriere della Sera per la mostra “Fotostorie” presso La Triennale di Milano. 
Per il suo progetto Sicilians è già stato invitato all’University of Applied Sciences di Fulda, in Germania.

La mostra Sicilians resterà aperta fino al 5 maggio, tutti i giorni dalle 16 alle 20.